Che
male c'è nel tuffarsi? Che male c'è nell'accogliere i doni della
vita nei momenti in cui essa li porge a noi? Perché rallentare,
fermarsi, osservare?
Perché
rallentare se i gesti naturalmente compiuti sono a questa velocità e
per questa sono stati creati tanto magnifici? Perché fermarsi se
questo non porta alcun particolare piacere? La bellezza è adesso,
fermarla non la farà durare in eterno. Perché osservare? Che cosa
osservare? Nel momento in cui ci accingiamo a farlo ciò che tanto
volevamo ammirare fa parte del passato, già è andato e chissà se
tornerà.
Perché
rallentare, fermarsi, osservare, dunque? Ognuna di queste azioni trae
un giovamento sfuggevole, poco gratificante perché poca è la sua
durata nel tempo. Ognuna di queste vuole vivere un presente già
scaduto. Viverlo e riviverlo centinaia di volte per non dimenticare
ed essere certe che in futuro riaccadrà, ma non lo farà. Con questo
desiderio espresso non c'è dubbio che tale e quale una situazione è
venuta non si ripresenterà. Istintiva e leggera non lo sarà mai
più.
Io
ho quindi deciso: smetto di osservare, fermarmi o rallentare il mio
passo; troppi anni a fare ciò che invece mi suggeriva il mondo
stavolta mi hanno insegnato. Se il mio corpo amerà amerò anch'io,
se desidererà lo farò anch'io, se vorrà compiere e compirà io lo
seguirò senza alcuna esitazione. Ammirerò il presente nel momento
in cui è ancora tale e facendo questo vivrò più che potrò. Farò
quello che il mondo con le sue leggi contrastanti spesso fa
trascurare: ogni cosa va avanti.
Godiamoci
il presente in qualità di ciò che siamo senza paura degli
indagatori e sentenziosi occhi del mondo. Solo così è possibile
assicurarsi un passato, un presente e un futuro di cui non pentirsi
perché avremo sempre fatto ciò che desideravamo e abbiamo raccolto
i doni sulla strada.
Non
ci sarà niente che vorremo riscrivere.
Con
questa rivelazione quindi, ci renderemo conto di una cosa: i nostri
primi quesiti, i nostri primi tabù, non esisteranno più. Non
vorremo più rallentare, fermarci e osservare. La vita è il nostro
ruscello; non scorreva, scorre e scorrerà: scorre. Un unico tempo
verbale, un unico infinito presente.
Nessun commento:
Posta un commento