Scrivo per piacere, per esigenza del mio animo. Racconto storie su di me, su qualcun altro, scritte dalla mia mano ma non sempre dalla persona che sono.
Dò vita a racconti di voci non abbastanza forti per essere sentite e pensieri talmente tanto profondi in noi da non sapere della loro esistenza.
Sogno e trasformo in realtà l'immaginazione con i miei scritti. Scruto con gli occhi, elaboro con la mente e creo.
Questi sono i miei racconti, reali o immaginari che siano.

L'acqua è calda!


Che male c'è nel tuffarsi? Che male c'è nell'accogliere i doni della vita nei momenti in cui essa li porge a noi? Perché rallentare, fermarsi, osservare?
Perché rallentare se i gesti naturalmente compiuti sono a questa velocità e per questa sono stati creati tanto magnifici? Perché fermarsi se questo non porta alcun particolare piacere? La bellezza è adesso, fermarla non la farà durare in eterno. Perché osservare? Che cosa osservare? Nel momento in cui ci accingiamo a farlo ciò che tanto volevamo ammirare fa parte del passato, già è andato e chissà se tornerà.
Perché rallentare, fermarsi, osservare, dunque? Ognuna di queste azioni trae un giovamento sfuggevole, poco gratificante perché poca è la sua durata nel tempo. Ognuna di queste vuole vivere un presente già scaduto. Viverlo e riviverlo centinaia di volte per non dimenticare ed essere certe che in futuro riaccadrà, ma non lo farà. Con questo desiderio espresso non c'è dubbio che tale e quale una situazione è venuta non si ripresenterà. Istintiva e leggera non lo sarà mai più.
Io ho quindi deciso: smetto di osservare, fermarmi o rallentare il mio passo; troppi anni a fare ciò che invece mi suggeriva il mondo stavolta mi hanno insegnato. Se il mio corpo amerà amerò anch'io, se desidererà lo farò anch'io, se vorrà compiere e compirà io lo seguirò senza alcuna esitazione. Ammirerò il presente nel momento in cui è ancora tale e facendo questo vivrò più che potrò. Farò quello che il mondo con le sue leggi contrastanti spesso fa trascurare: ogni cosa va avanti.
Godiamoci il presente in qualità di ciò che siamo senza paura degli indagatori e sentenziosi occhi del mondo. Solo così è possibile assicurarsi un passato, un presente e un futuro di cui non pentirsi perché avremo sempre fatto ciò che desideravamo e abbiamo raccolto i doni sulla strada.
Non ci sarà niente che vorremo riscrivere.
Con questa rivelazione quindi, ci renderemo conto di una cosa: i nostri primi quesiti, i nostri primi tabù, non esisteranno più. Non vorremo più rallentare, fermarci e osservare. La vita è il nostro ruscello; non scorreva, scorre e scorrerà: scorre. Un unico tempo verbale, un unico infinito presente.

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