Amico mio,
ti ricordi le notti insonni passate
insieme?
Quando era l'una passata e guardavamo
quella chiesetta, quel promontorio roccioso davanti ai nostri occhi e
poco sopra le nuvole. Le stelle.
Chiacchieravamo sul mondo, sulle nostre
paure insensate. Sui sensi di deja-vù che ci spaventavano e
costringevano ad accompagnarci alle nostre abitazioni innumerevoli
volte. Prima io, poi te. Il tragitto da casa
mia alla tua sembrava infinito, pervasi da quella sensazione di
estraneità. Quell'inquietante familiarità con cui i nostri gesti si
succedevano e noi, sicuri di non averli mai fatti prima, giocavamo a
seguirci l'un l'altro.
Eravamo tanto vicini da aver paura di
calpestarci. Di sovrapporre i nostri piedi impedendoci di camminare.
E proseguire.
Eppure, non volevamo che la serata
finisse. Non volevamo che quel senso di deja-vù ci abbandonasse per
restituirci ai nostri giorni. Alle nostre nottate solitarie su luoghi
diversi.
Mi coricavo e ti avevo nella testa come
fossi ancora lì. E noi fossimo ancora nella piazzetta ad osservare
il cielo.
Ti ricordi i pomeriggi in cui prima ci
odiavamo e poi, inspiegabilmente, non ci facevamo a meno?
Giocavamo con le carte da collezione
del tempo. Tu ne avevi sempre più di me eppure facevi di tutto, pur
di vincere anche in astuzia. Mentre, in realtà io di astuzia ne
avevo davvero poca e quelle volte che inevitabilmente ti battevo era
soltanto fortuna.
Ti ricordi i sogni di andare in
campeggio che i nostri genitori riducevano al semplice dormire in
tenda nel giardino? La torcia rubata a tuo padre che incitava a fare
quel gioco stupido di raccontare storie del terrore che mai finivamo
per mancanza di originalità e pigrizia?
Spesso le interrompevamo perché colti
da altri pensieri. E ridevamo e parlavamo senza mai capire il punto
reale dei discorsi. Né cosa trovassimo tanto divertente in questi.
Ti ricordi quanti film horror abbiamo
visto prima di capire che erano tutti uguali? Ricordi l'ultimo?
Quello per cui abbiamo deciso che eravamo stufi?
Forse non era stato neanche l'ultimo.
In realtà non l'avevamo neanche guardato. Ma, era stato l'unico a
farci stare svegli la notte. L'unico che aveva accapponato tanto la
nostra pelle da impedirci per giorni di entrare nella stanza in cui
l'avevamo visto.
Ricordi le nostre passeggiate tra i
meleti? Camminavamo a volte senza parlarci e mi chiedevi cosa avessi.
Lo chiedevi tante volte da farti odiare, ma uscire con te era un
piacere che non mi sarei mai tolta. Certo, non lo sapevo in quegli
anni. Il mio corpo reagiva per inerzia, forse per abitudine non ti
dicevo mai di no. Anche se, ora comprendo di averlo fatto perché già
dentro me sapevo quanto ti volessi bene.
Ricordi come sono nate le nostre gite
in bicicletta lungo il fiume? Quella ciclabile che ancora oggi non
passa momento in cui desideri andarci un'altra volta con te? Ricordi
quella volta in cui, colta da un'inspiegabile frenesia, ti avevo
convinto a farti chilometri di pedalate insieme a me, che durante il
tragitto si erano misteriosamente moltiplicate?
Ricordi il momento esatto in cui le
nostre menti si sono aperte e non ci bastava più la campagna intorno
a noi? Il giorno in cui per la prima volta abbiamo desiderato andare
insieme alla grande città? Quante volte l'abbiamo progettato, quanti
diversi mezzi abbiamo pensato di utilizzare per farlo?
Non avevamo che le biciclette, ai
tempi, e sapevamo di non riuscire a raggiungere la nostra meta con
quelle. Sognavamo treni, passaggi in macchine di persone che mai ci
hanno concesso tale privilegio.
Nell'attesa di veder avverato questo
sogno, ci siamo adagiati su quella tua amaca in giardino. Ci siamo
annoiati fino a sfondarla col nostro peso. Anche lì, volevamo stare
sempre troppo vicini.
Ricordi chi dei due era stato il primo
ad innamorarsi di quella attrice? Non ci eravamo persi nessuno dei
film cui era protagonista.
Ricordi il momento in cui, scoprendo
fosse anche una cantante, abbiamo cominciato ad esasperare tuo padre
costringendolo a mettere i suoi cd in macchina? Quanto basso era il
volume? Quanta brama avevamo di ascoltare e assimilare la sua musica?
Di sentirla forte nelle nostre orecchie come già in qualche modo era
dentro i nostri cuori?
Oggi, mentre la sua musica pulsava
facendo gracchiare la radio non ti ho visto. Non potevo perché stavo
guidando, ma ti sentivo vicino. Partecipe nel tuo silenzio. E mi sono
ricordata quei viaggi con tuo padre.
Oggi siamo entrambi cresciuti. Abbiamo
la macchina e possiamo andare dovunque vogliano.
Oggi, finalmente, ho sentito la mia
sete placata. Non era sete della musica, ma di quel momento con te.
Ogni volta che ti incontro rivivo i
milioni di ricordi insieme. Li sfoglio uno ad uno, come fossero le
pagine di un libro che, anno dopo anno, non vedo l'ora di rileggere.
Eppure, mi sento ancora come se non ti conoscessi.
Sai una cosa, amico mio?
É bello. Così.
Ogni volta che ti rivedo rivivo. Ogni
volta che ti rivedo però, rivivo in modo diverso il nostro rapporto.
Ridipingo ogni dettaglio e mi sembra sempre più perfetto il quadro
di noi.
Siamo due persone in continua crescita.
Sono felice di ciò che siamo e molto positiva riguardo a ciò che
saremo sia individualmente che uniti.
Ad ogni nostro incontro rivivo il
passato e lo mescolo sia al presente che al futuro. Siamo un unico
tempo verbale, viviamo un unico tempo concettuale. Siamo statici
eppure in movimento.
È quello a cui penso ogni volta che mi
chiedi che cosa io abbia e per quale motivo da qualche anno a questa
parte io sia strana.
Non ho niente, non mi sento in alcun
modo strana.
Mi sento piena, viva, quando sto con
te. Solo, non ho ancora imparato a descrivere la serenità e la gioia
di esserti amica. Le parole per spiegarti il mio stato d'animo non mi
sono rimaste intrappolate in gola, penso semplicemente che non siano
ancora nate.
Non so dirti quando e se tali vocaboli
vedranno mai la luce. Posso assicurarti una cosa soltanto: qualsiasi
tipo di persona in un futuro più o meno lontano io diventi,
qualsiasi tipo di persona in un futuro più o meno lontano tu
diventi, rimarremo quello che siamo sempre stati.
Tu sarai sempre e meravigliosamente...
amico mio.
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