Scrivo per piacere, per esigenza del mio animo. Racconto storie su di me, su qualcun altro, scritte dalla mia mano ma non sempre dalla persona che sono.
Dò vita a racconti di voci non abbastanza forti per essere sentite e pensieri talmente tanto profondi in noi da non sapere della loro esistenza.
Sogno e trasformo in realtà l'immaginazione con i miei scritti. Scruto con gli occhi, elaboro con la mente e creo.
Questi sono i miei racconti, reali o immaginari che siano.

Amico mio

Amico mio,
ti ricordi le notti insonni passate insieme?
Quando era l'una passata e guardavamo quella chiesetta, quel promontorio roccioso davanti ai nostri occhi e poco sopra le nuvole. Le stelle.
Chiacchieravamo sul mondo, sulle nostre paure insensate. Sui sensi di deja-vù che ci spaventavano e costringevano ad accompagnarci alle nostre abitazioni innumerevoli volte. Prima io, poi te. Il tragitto da casa mia alla tua sembrava infinito, pervasi da quella sensazione di estraneità. Quell'inquietante familiarità con cui i nostri gesti si succedevano e noi, sicuri di non averli mai fatti prima, giocavamo a seguirci l'un l'altro.
Eravamo tanto vicini da aver paura di calpestarci. Di sovrapporre i nostri piedi impedendoci di camminare. E proseguire.
Eppure, non volevamo che la serata finisse. Non volevamo che quel senso di deja-vù ci abbandonasse per restituirci ai nostri giorni. Alle nostre nottate solitarie su luoghi diversi.
Mi coricavo e ti avevo nella testa come fossi ancora lì. E noi fossimo ancora nella piazzetta ad osservare il cielo.
Ti ricordi i pomeriggi in cui prima ci odiavamo e poi, inspiegabilmente, non ci facevamo a meno?
Giocavamo con le carte da collezione del tempo. Tu ne avevi sempre più di me eppure facevi di tutto, pur di vincere anche in astuzia. Mentre, in realtà io di astuzia ne avevo davvero poca e quelle volte che inevitabilmente ti battevo era soltanto fortuna.
Ti ricordi i sogni di andare in campeggio che i nostri genitori riducevano al semplice dormire in tenda nel giardino? La torcia rubata a tuo padre che incitava a fare quel gioco stupido di raccontare storie del terrore che mai finivamo per mancanza di originalità e pigrizia?
Spesso le interrompevamo perché colti da altri pensieri. E ridevamo e parlavamo senza mai capire il punto reale dei discorsi. Né cosa trovassimo tanto divertente in questi.
Ti ricordi quanti film horror abbiamo visto prima di capire che erano tutti uguali? Ricordi l'ultimo? Quello per cui abbiamo deciso che eravamo stufi?
Forse non era stato neanche l'ultimo. In realtà non l'avevamo neanche guardato. Ma, era stato l'unico a farci stare svegli la notte. L'unico che aveva accapponato tanto la nostra pelle da impedirci per giorni di entrare nella stanza in cui l'avevamo visto.
Ricordi le nostre passeggiate tra i meleti? Camminavamo a volte senza parlarci e mi chiedevi cosa avessi. Lo chiedevi tante volte da farti odiare, ma uscire con te era un piacere che non mi sarei mai tolta. Certo, non lo sapevo in quegli anni. Il mio corpo reagiva per inerzia, forse per abitudine non ti dicevo mai di no. Anche se, ora comprendo di averlo fatto perché già dentro me sapevo quanto ti volessi bene.
Ricordi come sono nate le nostre gite in bicicletta lungo il fiume? Quella ciclabile che ancora oggi non passa momento in cui desideri andarci un'altra volta con te? Ricordi quella volta in cui, colta da un'inspiegabile frenesia, ti avevo convinto a farti chilometri di pedalate insieme a me, che durante il tragitto si erano misteriosamente moltiplicate?
Ricordi il momento esatto in cui le nostre menti si sono aperte e non ci bastava più la campagna intorno a noi? Il giorno in cui per la prima volta abbiamo desiderato andare insieme alla grande città? Quante volte l'abbiamo progettato, quanti diversi mezzi abbiamo pensato di utilizzare per farlo?
Non avevamo che le biciclette, ai tempi, e sapevamo di non riuscire a raggiungere la nostra meta con quelle. Sognavamo treni, passaggi in macchine di persone che mai ci hanno concesso tale privilegio.
Nell'attesa di veder avverato questo sogno, ci siamo adagiati su quella tua amaca in giardino. Ci siamo annoiati fino a sfondarla col nostro peso. Anche lì, volevamo stare sempre troppo vicini.
Ricordi chi dei due era stato il primo ad innamorarsi di quella attrice? Non ci eravamo persi nessuno dei film cui era protagonista.
Ricordi il momento in cui, scoprendo fosse anche una cantante, abbiamo cominciato ad esasperare tuo padre costringendolo a mettere i suoi cd in macchina? Quanto basso era il volume? Quanta brama avevamo di ascoltare e assimilare la sua musica? Di sentirla forte nelle nostre orecchie come già in qualche modo era dentro i nostri cuori?

Oggi, mentre la sua musica pulsava facendo gracchiare la radio non ti ho visto. Non potevo perché stavo guidando, ma ti sentivo vicino. Partecipe nel tuo silenzio. E mi sono ricordata quei viaggi con tuo padre.
Oggi siamo entrambi cresciuti. Abbiamo la macchina e possiamo andare dovunque vogliano.
Oggi, finalmente, ho sentito la mia sete placata. Non era sete della musica, ma di quel momento con te.
Ogni volta che ti incontro rivivo i milioni di ricordi insieme. Li sfoglio uno ad uno, come fossero le pagine di un libro che, anno dopo anno, non vedo l'ora di rileggere. Eppure, mi sento ancora come se non ti conoscessi.
Sai una cosa, amico mio?
É bello. Così.
Ogni volta che ti rivedo rivivo. Ogni volta che ti rivedo però, rivivo in modo diverso il nostro rapporto. Ridipingo ogni dettaglio e mi sembra sempre più perfetto il quadro di noi.
Siamo due persone in continua crescita. Sono felice di ciò che siamo e molto positiva riguardo a ciò che saremo sia individualmente che uniti.
Ad ogni nostro incontro rivivo il passato e lo mescolo sia al presente che al futuro. Siamo un unico tempo verbale, viviamo un unico tempo concettuale. Siamo statici eppure in movimento.

È quello a cui penso ogni volta che mi chiedi che cosa io abbia e per quale motivo da qualche anno a questa parte io sia strana.
Non ho niente, non mi sento in alcun modo strana.
Mi sento piena, viva, quando sto con te. Solo, non ho ancora imparato a descrivere la serenità e la gioia di esserti amica. Le parole per spiegarti il mio stato d'animo non mi sono rimaste intrappolate in gola, penso semplicemente che non siano ancora nate.
Non so dirti quando e se tali vocaboli vedranno mai la luce. Posso assicurarti una cosa soltanto: qualsiasi tipo di persona in un futuro più o meno lontano io diventi, qualsiasi tipo di persona in un futuro più o meno lontano tu diventi, rimarremo quello che siamo sempre stati.
Tu sarai sempre e meravigliosamente... amico mio.

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